La falsa promessa di Matteo Renzi

Lo scorso 25 giugno, insieme ad altri ragazzi, ho deciso di appendere al terrazzo del mio appartamento, uno striscione con la scritta “Berlusconi Dimettiti”. Per l’occasione ho deciso di girare un video in modo da documentare la protesta. Nelle ore immediatamente successive, due funzionari della Questura si sono presentati alla porta del nostro ingresso intimandoci di ammainare l’inoffensivo striscione. Attualmente, l’esplicito invito rivolto al signor Berlusconi campaggia ancora sulla ringhiera del nostro balcone. Ma non è questo il punto.
Per evitare di andare incontro a spiacevoli imprevisti, sempre nella fatidica mattina del 25 giugno ho fatto alcune telefonate alla polizia municipale di Firenze. Nessun funzionario è riuscito a rispondere alla semplice domanda: “Rischiamo qualcosa a lasciare lo strisicone?”. Di fronte all’inspiegabile ignoranza dei vigili, abbiamo preso la decisione sopra detta: lo striscione è li dov’è.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, mi è capitate di partecipare ad un dibattito in Piazza Ghiberti incentrato sulla protesta e la repressione iraniana. All’incontro ha preso parte anche il neo sindaco di Firenze: Matteo Renzi, sponda Pd. Consluso il suo banale intervento sotto uno scroscio di inutili applausi, il signor Renzi si è dileguato. La mia voglia di ottenere una risposta al caso striscione, è riuscita a portarmi faccia a faccia con il fuggitivo.
- Signor Sindaco, lei ha parlato di solidarietà all’Iran anche attraverso la manifestazione e l’esposizione di simboli ineggianti la pace. Stamattina, anche se esco un pò dal seminato, ho appeso uno striscione sul mio terrazzo con la scritta “Berlusconi Dimettiti“. Dopo poco è arrivata la Questura. Non le sembra anche questa una forma di repressione visto l’art. 21 della nostra Costituzione?
Panico. Con la mano davanti alla bocca, Renzi si avvicina e risponde:
- Dev’essere un problema di ordinamento comunale. Ma non ti preoccupare. Mandami una email in serata a questo indirizzo XXX e risolviamo il tutto.
Convinto dalle parole di un sindaco sempre più mosso dal desiderio di fuga, me ne torno a casa. Conclusa la mail, dove spiegavo le mie ragioni, la invio all’indirizzo datomi da Renzi. Oggi, 2 luglio, sto ancora aspettando una risposta dal beneamato sindaco per cercare di capire se lo striscione è o meno legale, se la scritta è o meno offensiva, se l’art. 21 esiste o non esiste per la presenza di un regolamento comunale.
A nulla è valsa la telefonata alla segreteria del Sindaco per prendere un appuntamento con il nuovo re di Firenze. La segretaria ha risposto che Renzi è troppo impegnato nella formazione della nuova giunta. Questa è la politica di oggidì. Fai una domanda, ti impegni, cerchi di partecipare e ricevi una porta in faccia. Caro Renzi, verrò presto a Palazzo Vecchio per fugare ogni dubbio.
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